Serie TVRecensioni

The Good Place: la serie che tutti dovrebbero guardare

Creata da Michael Schur, The Good Place è una sitcom statunitense che avrà sicuramente attirato molti spettatori per la presenza di Kristen Bell, volto noto del grande e piccolo schermo. Come dimenticare il suo ruolo da protagonista in Veronica Mars, una serie tv andata in onda in Italia tra il 2004 e il 2007, che ho sempre guardato molto volentieri nei pomeriggi dopo la scuola.

Ciononostante, devo ammettere che non avevo mai sentito parlare di questa serie finché non molto tempo fa il mio ragazzo, che l’aveva già vista, ha ben pensato di consigliarmela. Sebbene all’inizio non fossi molto convinta, ho infine deciso di accettare il consiglio e non me ne sono affatto pentita. Ritrovare Kristen nuovamente nei panni di protagonista è stato sicuramente piacevole e ha confermato ancora una volta la mia ammirazione per questa fantastica attrice. Non è stata da meno la serie tv, che fin dai primi episodi ha dimostrato di essere uno dei migliori prodotti disponibili su Netflix.


Volete saperne di più? Ecco perché ritengo The Good Place semplicemente eccezionale.

The Good Place – Trailer Ufficiale

Una trama appassionante

«D’accordo, allora tu, Eleanor Shellstrop, sei defunta. La tua vita terrena è finita e ora sei nella fase successiva della tua esistenza nell’universo.»

«Forte

È con questo iconico dialogo che tutto ha inizio. Eleanor Shellstrop si risveglia in un utopistico aldilà alquanto bizzarro, più simile a una piacevole cittadina che alla classica rappresentazione di Paradiso cristiano. Ad accoglierla c’è Michael, interpretato da Ted Danson, il quale le spiega che ora si trova nella Parte Buona (“The Good Place“), un distretto progettato interamente da lui in quanto architetto, raggiungibile solo dalle anime di coloro che hanno raggiunto la giusta somma di punti in base alle azioni impeccabili compiute sulla Terra. Quando Michael mostra ad Eleanor le opere buone che avrebbe compiuto durante la sua vita terrena, la ragazza si rende immediatamente conto di trovarsi nel luogo sbagliato, perfettamente consapevole di essere sempre stata una persona egoista che di certo non merita un posto in Paradiso.

I continui comportamenti scorretti di Eleanor mandano in tilt l’intera Parte Buona. Per evitare di essere scoperta e quindi mandata nella Parte Cattiva (“The Bad Place“), la ragazza chiede aiuto a Chidi Anagonye, interpretato da William Jackson Harper, in vita professore di filosofia morale, e assegnatole come anima gemella. Grazie ai suoi insegnamenti e all’amicizia che nascerà con altri due personaggi, Tahani Al-Jamil, interpretata da Jameela Jamil, e Jason Mendoza, interpretato da Manny Jacinto, la ragazza scoprirà lati della sua personalità rimasti per molto tempo sepolti.

Sebbene lo svolgimento della trama mi sembrasse in un primo momento scontato, più e più volte sono rimasta a bocca aperta in seguito ai numerosi colpi di scena. Da questo punto di vista, The Good Place non è altro che la rappresentazione metaforica della vita, che è sempre pronta a stupirci quando meno ce lo aspettiamo. Un aspetto questo da non tralasciare, soprattutto in un genere come la sitcom.

Risate garantite

Prima di sapere dell’esistenza di questa commedia, non avrei mai immaginato che argomenti così delicati come l’aldilà e l’etica si potessero trattare con leggerezza, senza mai cadere nella trappola della superficialità. The Good Place lo fa in maniera eccellente ed è proprio questo uno dei suoi maggiori punti di forza. Il divertimento che scaturisce da ogni singolo episodio è stato in grado di coinvolgermi al punto che, senza particolare sforzo, in poco tempo ho letteralmente divorato tutte le quattro stagioni. Simpaticissime le battute di Eleanor come “What the fork!” o “Holy Shirt” (nella Parte Buona non è possibile dire parolacce) che danno quel tocco di originalità in più. Non meno importante è il format da 20 minuti che ho trovato perfetto, non solo perché ha permesso a me e al mio ragazzo di pranzare o cenare in allegria, ma anche perché, per una ragazza come me che la sera crolla sempre dal sonno, 20 minuti sono sicuramente una valida alternativa ad un’ora e mezzo/due di film.

La filosofia morale

The Good Place è un viaggio all’interno di un universo fatto di ambientazioni surreali, ottima recitazione, comicità, spunti di riflessione, domande esistenziali e molto altro ancora. Da spettatrice non ho potuto fare a meno di immedesimarmi in Eleanor, ridendo, piangendo, maturando insieme a lei e ponendomi la domanda a cui tutti vorrebbero trovare una risposta: “Merito il Paradiso?”.

Chidi insegna filosofia morale (The Good Place)

Ed è partendo proprio da questo quesito che si arriva al fulcro di tutta la serie: la filosofia morale. Tramite il personaggio di Chidi, che in vita non solo insegnava questa materia, ma ne era addirittura ossessionato, conosciamo il pensiero di svariati filosofi. Come Eleanor, prima annoiata poi affascinata da tali argomenti, anche io mi sono sempre di più lasciata trasportare dalle lezioni del professor Anagonye, arrivando a mettere in discussione le mie stesse scelte di vita. Che cosa rende un’azione giusta o sbagliata? Un’unica azione giusta può cancellare una vita di di sbagli?

Io davvero non so cosa fare. Questo è un pasticcio, moralmente parlando. Questo è un putrido e disgustoso bugliolo di liquame etico.

Chidi

The Good Place si è preso l’arduo compito di analizzare tutti i più grandi dilemmi etici che hanno da sempre occupato le menti umane e non c’è dubbio che l’abbia svolto egregiamente.

Janet, semplicemente unica

Janet (The Good Place)

Sebbene tutti i personaggi siano ben caratterizzati ed ognuno di loro mi abbia trasmesso emozioni diverse, ce n’è uno in particolare che a parer mio merita uno spazio a parte: Janet.

Janet è un’interfaccia tecnologica che racchiude tutto il sapere dell’universo, il cui scopo è quello di esaudire qualsiasi desiderio espresso dalle anime nella Parte Buona. Nella serie la vediamo comparire in forma umana, interpretata da D’Arcy Carden, attrice che non conoscevo e dalla quale sono rimasta colpita per le incredibili doti espressive. L’evoluzione di Janet è la ragione che l’ha resa il mio personaggio preferito. Non intendo spoilerarvi niente, posso soltanto dire che la sua crescita è stata motivo d’ispirazione, insegnandomi che nella vita è sempre bene andare oltre le apparenze.

Curiosi di scoprire cosa accadrà ad Eleanor e ai suoi compagni? Aprite Netflix, cercate The Good Place e lasciatevi trasportare anche voi dalla potenza delle loro storie.

Il finale

Se avete già visto le quattro stagioni di The Good Place e vi interessa la mia opinione sul finale, non vi resta che cliccare sul tasto in basso per saperne di più 🙂

Dopo rocambolesche avventure, Eleanor, Chidi, Tahani, Jason, Michael e Janet sono finalmente giunti nella vera Parte Buona. Ne hanno fatta di strada insieme e ora è arrivato per loro il momento di godersi la meritata felicità. Guardando gli ultimi episodi, ripercorrevo mentalmente il percorso fatto da ogni singolo personaggio, continuando a meravigliarmi per tutta la bellezza, la profondità e la vivacità con cui i loro progressi hanno saputo emozionarmi. Sebbene mi sia sempre rivista moltissimo in Eleanor, c’è sempre stata una peculiarità degli altri protagonisti che in qualche modo mi sentivo addosso: il difficile rapporto di Tahani con la famiglia, la stupidità di Jason, l’insicurezza di Chidi. Ognuna di queste storie è anche la mia e alla fine di tutto posso dire di essere cresciuta insieme a loro.

Arrivata all’episodio conclusivo, di una cosa sola ero certa: non esiste un The Good Place senza colpi di scena. Eppure, ancora una volta, la serie è stata in grado di sbalordirmi con un finale da 100 e lode.

Ho sempre immaginato il Paradiso come un luogo dove non si prova altro che gioia, pura e semplice gioia. Un luogo dove non esistono più emozioni come la tristezza, la rabbia, il dolore. In fondo, questo è il modo in cui mi è sempre stato descritto. Poi ho visto The Good Place e la mia convinzione è stata sostituita da una verità molto più profonda: la felicità, come ogni emozione umana, non è eterna. Prima di quanto si possa pensare diventa scontata, priva di valore e ben presto dell’individuo rimane solo la sua apatia.

Ecco è proprio questo il problema: siamo in Paradiso, questo è appurato. I bisogni e i desideri sono soddisfatti, il guaio è che è infinito e quando la perfezione dura in eterno, ti trasformi in un alienato spento nell’anima.

Il vero scopo del Paradiso non è la beatitudine eterna, ma la conquista della pace. La sensazione di aver definitivamente concluso un viaggio, di essere arrivati alla meta. Nessun rimpianto, nessun rimorso. Soltanto la nostra anima che infine diventa un tutt’uno con l’universo. Per questa ragione, Eleanor decide di introdurre una porta speciale all’interno della Parte Buona che, se attraversata, segna l’avvenuto passaggio dalla felicità alla pace interiore e ristabilisce l’unione tra l’anima e l’universo.

«Che succede alle persone quando attraversano la porta? Questa è l’unica cosa dell’universo che non so.»

«Non ne ho idea. L’onda ritorna nell’oceano. Quello che fa poi l’oceano con quell’acqua nessuno lo sa. Però sai, una volta ho incontrato una non-robot molto saggia che mi ha detto “la vera gioia è nel mistero“.»

Per una serie tv che mi è entrata dentro e di cui difficilmente potrò liberarmi, il finale non poteva essere di minor valore e, a mio modesto parere, supera di gran lunga tutti gli episodi precedenti. Non è facile trovare le giuste parole per descrivere una fine così poetica, magica e al tempo stesso misteriosa, degna conclusione di una serie che nella sua semplicità ha superato ogni mia aspettativa. È proprio il caso di dire che sono rimasta senza parole.

Intrattenimento, lezioni di vita, formazione. Tutto questo è stato The Good Place.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Back to top button